La newsletter della dott.ssa Deregibus
La newsletter è uno spazio pensato per tenere aggiornate lɜ pazienti su temi di salute, buone pratiche cliniche e informazioni utili per prendersi cura di sé. Con cadenza periodica, la dott.ssa Deregibus condivide approfondimenti su patologie comuni, consigli pratici e chiarimenti su situazioni che spesso generano dubbi o preoccupazioni.
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Temi trattati
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In caso di sintomi di raffreddamento (febbre, naso congesto o che cola, raffreddore, tosse, mal di gola ect) risulta fondamentale evitare di contagiare ə altrə e limitare così la trasmissione dei germi. Utilizzate, quindi, mascherine e gel detergenti per le mani, evitate i contatti fisici, i baci e gli abbracci, evitate di stare troppo in contatto con persone fragili (anziani, donne in gravidanza, bambinə molto piccolə, persone affette da patologie croniche gravi ed oncologici)…..continua a leggere
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I virus gastrointestinali si diffondono tramite contatto e tramite respiro, quindi, anche in tal caso, evitate il contatto fisico e lavatevi molto molto molto bene le mani, soprattutto dopo essere andati in bagno o aver cambiato/toccato bambinɜ affettɜ….continua a leggere.
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Urgenza non differibile (alias non rimandabile): situazione clinica che richiede intervento tempestivo, ma non immediato (es. febbre alta persistente, cefalea con le caratteristiche abituali del paziente ma non responsiva ai farmaci usuali, dolore fisso invalidante, tosse che non migliora da oltre 3 giorni).
Emergenza: situazione che mette a rischio la vita….continua a leggere
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Vedere numeri molto alti sul misuratore della pressione può spaventare. È una reazione comprensibile, ma la cosa più importante è non farsi prendere dal panico e capire se ci si trova davanti a qualcosa che richiede attenzione immediata oppure no. La risposta a questa domanda non dipende solo dal numero sul display: dipende soprattutto da come ci si sente in quel momento.
Se il valore è alto, ma ci si sente bene
Se il valore è alto ma ci si sente complessivamente bene, non c'è motivo di precipitarsi al Pronto Soccorso….continua a leggere
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Iniziamo col dire alcune semplici parole: la mente, esattamente come il cuore, è un organo che può soffrire di varie patologie, ma le persone che ne soffrono non sono né pericolose, né matte, né stupide o deboli. Contate che circa il 10% della popolazione soffre di disturbo ansioso-depressivo, se calcolate che voi, miei pazienti, siete quasi 1200, possiamo immaginare (ed io lo so perché vi conosco) che circa 120 persone abbiano un disturbo di questo tipo. Di fatto è la stessa percentuale di coloro che soffrono di ipertensione ed è pure superiore alla patologia diabetica, che affligge il 6% della popolazione….continua a leggere
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Sono ormai abituata agli sguardi torvi che mi lanciate quando rispondo, dopo il vostro quesito “Quando devo controllare il colesterolo?” oppure “Non avrebbe senso fare un esame del sangue generico?”. Dovete sapere che ci sono dei criteri precisi per decidere quando fare e come gli esami e questi si basano su tre considerazioni: salute fisica attuale (La persona sta bene? Sta male? Ha perso peso senza motivo? Ha sintomi non spiegabili?), storia clinica personale e storia clinica della famiglia….continua a leggere
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L'HPV, o Human Papilloma Virus, è un virus che si trasmette con facilità per via sessuale, risultando l'infezione sessualmente trasmissibile più frequente in assoluto. Riguarda sia le persone di sesso femminile che quelle di sesso maschile. Ne esistono oltre 100 tipi: i più noti (6, 11, 16 e 18) possono causare condilomi — lesioni che crescono sulla cute dei genitali esterni, sulle cosce o intorno all'ano — oppure tumori in sede uterina (carcinoma della cervice uterina, l'unico tumore riconosciuto come interamente causato da un virus), vulvo-vaginale, peniena, anale o oro-faringea….continua a leggere
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Per parlare di dieta vegetariana e dieta vegana, per prima cosa, risulta fondamentale fare una definizione per differenziarle.
Dieta vegetariana: Una dieta vegetariana è un regime alimentare che esclude carne, pesce e tutti i prodotti derivati da animali, basandosi invece su alimenti di origine vegetale, funghi e, a seconda del tipo specifico di vegetarianismo, anche su latticini, uova e miele.
Dieta vegana: Una dieta vegana esclude qualsiasi alimento di origine animale, come carne, pesce, uova, latte, latticini e miele, basandosi esclusivamente su alimenti di origine vegetale come frutta, verdura, legumi, cereali e frutta secca….continua a leggere
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Nell’ultimo sondaggio che vi ho mandato la maggior parte di voi mi ha chiesto di fare un riassunto delle informazioni sul corretto screening mammario. Purtroppo, sul nostro territorio la confusione è tanta: a seconda del luogo in cui si va privatamente, ma spesso anche all’interno degli ospedali pubblici e degli ambulatori consultoriali (per non parlare dei pacchetti prevenzione delle assicurazioni private), la pratica è diventata sempre di più quella di controllare a tappeto tutte le donne, tutti gli anni, indipendentemente dall’età e dai fattori di rischio. Vediamo, quindi, quali sono le cose importanti da sapere….continua a leggere
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Per quanto sia ancora molto in voga l’idea che non esista una crisi climatica, invece, eccoci qui ad avere un caldo torrido in città sempre prima ogni anno. Per fortuna, molti di voi pazienti con possibilità di movimento, si stanno già spostando verso mete più temperate, ma coloro che non possono rimangono bloccati qui in città con un’umidità elevata ed un calore percepito invivibile già da alcuni giorni.
Quali problemi può provocare l’afa in oggetto? I più svariati: dal colpo di caldo, alle sindromi respiratorie, alle gastroenteriti. Vedremo, inoltre, un peggioramento delle allergie a causa della mancanza di vento che trattiene quindi la polvere, l’inquinamento ed i pollini.
Cosa possiamo fare? ….continua a leggere
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Innanzitutto, cerchiamo di dare un'idea di cosa sia l'ansia, ossia una risposta a una minaccia o a un pericolo percepito, reale o immaginario, e di cosa sia invece la depressione, cioè un disturbo dell'umore persistente, caratterizzato da tristezza profonda, perdita di interesse (anedonia) e mancanza di energia, che dura almeno due settimane e compromette la capacità di affrontare la vita quotidiana, interferendo con il funzionamento sociale e lavorativo. Attenzione: è importante dare sempre un nome corretto alle cose, ci possono essere normalmente, nella nostra vita, dei periodi di umore scarso e di tristezza, ma in questo caso è importante dire “sono triste” e non “sono depresso”, la depressione è una patologia della sfera psichiatrica che si cura con i farmaci, non basta “darsi un tono, uscire, fare cose” per stare meglio in quanto a livello biochimico ci sono delle carenze. …continua a leggere
Sindrome da raffreddamento o raffreddore comune, come trattarlo e quando chiamare lə medicə.
In caso di sintomi di raffreddamento (febbre, naso congesto o che cola, raffreddore, tosse, mal di gola ect) risulta fondamentale evitare di contagiare ə altrə e limitare così la trasmissione dei germi. Utilizzate, quindi, mascherine e gel detergenti per le mani, evitate i contatti fisici, i baci e gli abbracci, evitate di stare troppo in contatto con persone fragili (anziani, donne in gravidanza, bambinə molto piccolə, persone affette da patologie croniche gravi ed oncologici).
Se sintomi più di natura influenzale (febbre dai 38 in su, dolori diffusi alle ossa ed ai muscoli, mal di testa diffuso a tutto il cranio, brividi, affaticamento e poca voglia di mangiare) la scelta migliore è la tachipirina/paracetamolo (ricordate che se la persona pesa più di 45 chili è meglio assumere un dosaggio di 1000 mg della suddetta, al di sotto basta la 500, aggiungo che “la tachipirina 500, se ne prendi due, diventa 1000” cit. ); in caso di sintomi tipici del raffreddore (tosse, mal di gola, congestione nasale, mal di testa localizzato intorno al naso e sulla fronte) sono più utili gli antiinfiammatori come il brufen, l’oki, l’aulin, per fare alcuni nomi noti, ogni 12 ore. Questi ultimi si devono assumere a stomaco pieno (e coloro che hanno disturbi gastrici è meglio che assumano un protettore gastrico). A tutto questo è molto utile affiancare dei lavaggi nasali (che si fanno con acqua fisiologica spruzzandola perpendicolare alla faccia – e non parallela al naso come nella pubblicità di un famoso spray nasale).
In caso di febbre non responsiva alla tachipirina a massimo dosaggio (per esempio che dopo meno di 6 ore ritorna alta) può essere utile un cambio ad antiinfiammatorio. N.b. se dopo 48 ore e aver provato sia tachipirina a massimo dosaggio che antiinfiammatorio continuate ad avere febbre che risale dopo meno di 6 ore contattare ə medicə (la mia sostituta o la continuità assistenziale).
In caso di allergia nota alla tachipirina prediligete gli antiinfiammatori, viceversa in caso di allergia nota agli antiinfiammatori prediligete la tachipirina.
Non assumete cortisone prima di aver provato i suddetti farmaci (per quanto mi riguarda preferirei proprio che non lo assumeste senza prima una indicazione medica).
In caso abbiate fatto quanto sopra ed i sintomi non passassero e non migliorassero da oltre 3 giorni di terapia corretta lə mmg o la continuità assistenziale (al numero 116117).
In caso di sintomi febbrili in persona anziana o fragile da oltre 2 giorni contattate la mia sostituta, me (se sono tornata) o la continuità assistenziale già citata.
In caso di sintomi quali: mancanza di fiato (che vuol dire non “ho il naso chiuso e non respiro”, ma “non riesco a fare le mie normali attività perché mi manca il fiato” o “parlo e non riesco a finire una frase perché non respiro”), confusione, saturazione <92%,accompagnati da febbre oltre i 40° può essere utile chiamare il 118 per escludere che non ci siano altri fattori di criticità.
Evitate, a parte nelle situazioni descritte al punto sopra, accessi in pronto soccorso: le sindromi influenzali e gastroeintestinali sono gestibili senza problemi dai noi medicɜ del territorio.
Infine: non assumete antibiotici senza che vi sia stata fatta una visita medica o senza aver prima aver avuto un consulto medico, siamo in stagione di VIRUS e gli antibiotici, che sono un patrimonio prezioso della medicina, non servono.
Sindromi gastrintestinali comuni, come trattarle e quando chiamare lə medicə
I virus gastrointestinali si diffondono tramite contatto e tramite respiro, quindi, anche in tal caso, evitate il contatto fisico e lavatevi molto molto molto bene le mani, soprattutto dopo essere andati in bagno o aver cambiato/toccato bambinɜ affettɜ.
Per i sintomi gastrointestinali: cercate di bere a piccoli sorsi se avete nausea e vomito, più il liquido e freddo, più il sintomo di nausea migliora. Se diarrea cercate di rispettare la dieta in bianco e ricordate di idratarvi. Molto utile, se non avete tempo o possibilità di recarvi in farmaci a prendere soluzioni reidratanti, prepararsi un litro di acqua con dentro un limone spremuto, qualche cucchiaio di zucchero ed un cucchiaino di sale. Non sarà buonissimo, ma vi restituirà i nutrimenti che avrete perso vomitando o andando di corpo. Ricordatevi di trattare l’eventuale dolore intestinale come dolore: prediligente, se non siete allergici, la tachipirina, evitate assunzione di farmaci antidiarroici da banco salvo in caso di diarrea profusa. Se avete anche febbre, a maggior ragione, evitate farmaci che possano bloccare il transito intestinale (come il buscopan per fare un nome noto) altrimenti i germi non possono uscire dall’intestino. Attenzione: i bambini, essendo di piccole dimensioni, si disidrata facilmente e, per questo, possono avere picchi più alti di febbre.
In caso di febbre non responsiva alla tachipirina a massimo dosaggio (per esempio che dopo meno di 6 ore ritorna alta) può essere utile un cambio ad antiinfiammatorio. N.b. se dopo 48 ore e aver provato sia tachipirina a massimo dosaggio che antiinfiammatorio continuate ad avere febbre che risale dopo meno di 6 ore contattare ə medicə (la mia sostituta o la continuità assistenziale).
In caso di allergia nota alla tachipirina prediligete gli antiinfiammatori, viceversa in caso di allergia nota agli antiinfiammatori prediligete la tachipirina.
Non assumete cortisone prima di aver provato i suddetti farmaci (per quanto mi riguarda preferirei proprio che non lo assumeste senza prima una indicazione medica).
In caso abbiate fatto quanto sopra ed i sintomi non passassero e non migliorassero da oltre 3 giorni di terapia corretta contattate lə mmg o la continuità assistenziale (al numero 116117).
In caso di sintomi febbrili in persona anziana o fragile da oltre 2 giorni contattate la mia sostituta, me (se sono tornata) o la continuità assistenziale già citata.
Distinzione urgenze/emergenze, quando chiamare lə mmg, quando la continuità assistenziale, quando il 118 o recarsi in PS. Distinzione tra trasportabile e intrasportabile.
Urgenza non differibile (alias non rimandabile): situazione clinica che richiede intervento tempestivo, ma non immediato (es. febbre alta persistente, cefalea con le caratteristiche abituali del paziente ma non responsiva ai farmaci usuali, dolore fisso invalidante, tosse che non migliora da oltre 3 giorni).
Emergenza: situazione che mette a rischio la vita o la funzione di organi vitali e richiede intervento immediato (es. arresto cardiaco, grave difficoltà respiratoria, sintomi neurologici acuti, trauma maggiore o trauma con sospetta frattura).
Quando chiamare il MMG: per problemi acuti non gravi ma che richiedono valutazione in giornata (es. sospetta infezione, riacutizzazione di patologie croniche, sintomi lievi/moderati).
Continuità assistenziale (ex guardia medica) — 116117: per situazioni urgenti che insorgono fuori orario del MMG, ma che non sono emergenze (es. dolori improvvisi non toracici, piccoli traumi senza complicanze, certificati di malattia per chi lavora su turni notturni).
118: in caso di emergenza o se ə paziente non è trasportabile in sicurezza (es. perdita di coscienza, dolore toracico intenso, segni di ictus, trauma grave). Se la situazione è un'emergenza ma non critica e ə paziente è trasportabile (es. sospetta frattura minore), è possibile recarsi al Pronto Soccorso autonomamente — contatta comunque il 118 in caso di dubbio su questa valutazione.
Trasportabile: può essere accompagnatə in sicurezza senza rischi aggiuntivi.
Non trasportabile: necessita di soccorso sul posto (es. instabilità emodinamica, alterazione dello stato di coscienza, persone con disabilità grave, grandi anzianɜ o pazienti fragili per cui il trasporto potrebbe essere pericoloso).
⚠️ Attenzione: febbre, sintomi influenzali o gastrointestinali, lombalgie e cefalee non rientrano, di norma, nei criteri di non trasportabilità. Ɜ bambinɜ , salvo diversa indicazione medica, sono fisicamente trasportabili. Richiedere una visita domiciliare in questi contesti non è appropriato.
Questa guida ha uno scopo orientativo generale e non sostituisce la valutazione clinica individuale. In caso di dubbio, contatta ə tuə medicə o, se fuori orario, il 116117 o, se situazione di gravità, il 118.
Il picco pressorio, l’episodio di pressione alta
Vedere numeri molto alti sul misuratore della pressione può spaventare. È una reazione comprensibile, ma la cosa più importante è non farsi prendere dal panico e capire se ci si trova davanti a qualcosa che richiede attenzione immediata oppure no. La risposta a questa domanda non dipende solo dal numero sul display: dipende soprattutto da come ci si sente in quel momento.
Se il valore è alto, ma ci si sente bene
Se il valore è alto ma ci si sente complessivamente bene, non c'è motivo di precipitarsi al Pronto Soccorso. La prima cosa da fare è sedersi, respirare tranquillamente e rimisurarsi la pressione dopo almeno dieci o quindici minuti di riposo vero: sedutə, senza parlare al telefono, senza preoccuparsi del valore precedente.
Se si stanno già assumendo farmaci per la pressione e ci si è dimenticatə di assumerli, è opportuno farlo subito e contattare ə medicə di riferimento nelle ore o nei giorni successivi, soprattutto in caso di valori ripetutamente alti. Se invece non si è ancora in terapia, o se i valori continuano ad essere alti anche dopo il riposo, è consigliabile chiamare ə propriə MMG o la continuità assistenziale (se fuori orario) per una valutazione della situazione.
Un episodio isolato di pressione alta, senza sintomi associati, non è in sé un'emergenza. È però un segnale che merita attenzione e che vale la pena approfondire insieme.
Quando chiamare il 118 o andare subito al Pronto Soccorso
Ci sono situazioni in cui la pressione molto alta può essere il segnale di qualcosa di più serio che coinvolge il cuore, l'encefalo o altri organi. In questi casi bisogna agire subito, senza aspettare.
Può essere opportuno contattare il 118 o farsi accompagnare al Pronto Soccorso immediatamente se, insieme ai valori alti, si hanno uno o più di questi sintomi:
• dolore al petto, anche lieve, o una sensazione di oppressione o peso
• difficoltà a respirare o mancanza d'aria improvvisa che persiste
• dolore, formicolio o debolezza a un braccio (o a entrambi)
• mal di testa improvviso e molto intenso, soprattutto se diverso da quelli abituali in caso di cefalea o emicrania nota
• visione offuscata o perdita improvvisa della vista
• confusione, difficoltà a parlare (emettere suoni senza senso o dire parole fuori contesto) o a capire quello che dicono gli altri
• debolezza o paralisi improvvisa di un lato del corpo
• perdita di coscienza o sensazione imminente di svenimento
• nausea molto forte accompagnata da mal di testa
Se si è in gravidanza oltre la ventesima settimana, contattare subito ə MMG o ə ginecologo curante anche in assenza di questi sintomi: in gravidanza la pressione alta va valutata sempre con attenzione. Recarsi in PS se è presente un valore superiore a 140/90, soprattutto se accompagnato da dolore alla bocca dello stomaco.
Ho preso un farmaco, ma la pressione non si abbassa!
È una preoccupazione frequente, ma è importante sapere che i farmaci antipertensivi non funzionano come un antidolorifico: non abbassano la pressione in pochi minuti — e non devono farlo. Il loro effetto si stabilizza nel corso di giorni o settimane, e nelle prime fasi della terapia è normale vedere ancora valori alti o ridotti di poco. I tempi di azione variano molto da farmaco a farmaco; quindi, non esiste una soglia di risposta uguale per tuttə. L’importante, soprattutto in chi è senza sintomi, è vedere scendere i valori e non vedere comparire i sintomi di cui sopra, che, ovviamente, cambiano completamente la situazione.
La cosa più importante è non aumentare la dose in autonomia senza prima contattare ə medicə. In caso di dubbi su come o quando prendere i propri farmaci, o se i valori rimangono costantemente alti nonostante la terapia, è sempre meglio scrivere o chiamare ə propriə MMG.
Il diario pressorio
Per quanto fatto in autonomia, il diario pressorio è uno degli strumenti più utili per capire come va davvero la pressione nella vita di tutti i giorni, al di fuori dell'ambulatorio.
Per farlo nel modo più efficace:
• misurare la pressione sempre alla stessa ora, preferibilmente mattina e sera
• sedersi e riposare almeno cinque minuti prima di misurare
• annotare il valore, l'ora e se si sono assunti farmaci quel giorno
Anche pochi giorni di misurazioni regolari danno informazioni preziose per calibrare meglio la terapia e capire se ci sono pattern che vale la pena approfondire insieme.
Questo testo ha scopo informativo generale e non sostituisce la valutazione dellə medicə.
I disturbi dell’umore
Iniziamo col dire alcune semplici parole: la mente, esattamente come il cuore, è un organo che può soffrire di varie patologie, ma le persone che ne soffrono non sono né pericolose, né matte, né stupide o deboli. Contate che circa il 10% della popolazione soffre di disturbo ansioso-depressivo, se calcolate che voi, miei pazienti, siete quasi 1200, possiamo immaginare (ed io lo so perché vi conosco) che circa 120 persone abbiano un disturbo di questo tipo. Di fatto è la stessa percentuale di coloro che soffrono di ipertensione ed è pure superiore alla patologia diabetica, che affligge il 6% della popolazione.
Per prima cosa aboliamo uno stigma: so che la parola “psichiatria” è spaventosa, ma sappiate che la utilizzerò nelle prossime righe e voglio che cancelliate dalla vostra mente tutto quello che mostrano i film storici su di essa. Nella maggior parte dei casi ɜ pazienti affetti da patologia psichiatrica non sono vittime di infermierɜ e medicɜ sadicɜ, ma sono presi in carico da personale altamente formato che non ha la tendenza a rinchiudere o legare le persone (ricordate che a tutela delle persone affette da patologie psichiatriche è stata scritta nel 1978, la legge Basaglia).
I disturbi della sfera psichiatrica sono moltissimi e interagiscono gli uni con gli altri mischiandosi e dando vita a situazioni e sintomi differenti e intrecciati tra loro. È molto difficile per noi professionistɜ distinguere il disturbo depressivo minore, dalla sindrome ansioso-depressiva, così come è difficile distinguere la neuroatipia nota come ADHD dal disturbo ansioso e dal disturbo depressivo, inoltre: le une non escludono le altre, presentandosi spesso insieme. Risulta anche difficile separare il disturbo dell’umore puro dalle patologie della nutrizione e dell’alimentazione. Tutti i sintomi vanno a mischiarsi, creando un mix di possibilità in cui si tende più da una parte o più dall’altra.
Siccome non posso farvi un trattato di psichiatria in poche righe mi soffermerò qui solo sui disturbi dell’umore più noti, in modo da permettervi di avere le basi per porvi il quesito se abbiate o meno tale patologia. I più noti sono: disturbo d’ansia generalizzato e disturbo depressivo minore e maggiore. Tratterò in altro momento il disturbo bipolare, che è più complesso.
Togliamoci subito dalla testa che una persona affetta da queste problematiche debba solo “farsi forza ed alzarsi dal letto” oppure “darsi una calmata”. Se potesse farlo solo con la forza della mente o la “mindulness” sarebbe ben felice di farlo, ma purtroppo, se si è colpiti da una patologia psichiatrica, si ha bisogno di due cose: in primis supporto psicoterapico (andare da ə psicologə per dirlo in termini spicci) e, se non basta, di un supporto farmacologico.
Quali sono i sintomi di una persona affetta da disturbi dell’umore? Proviamo a fare un breve elenco sottolineando che non basta un singolo sintomo a fare una patologia, ma ne servono più di uno:
1) Tra i sintomi psicologici, che pesando in maggioranza nella diagnosi, abbiamo:
a. Umore depresso, tristezza, disperazione
b. Perdita di interesse e piacere per le attività
c. Sentimenti di colpa, autosvalutazione, bassa autostima
d. Pensieri di morte, ideazioni suicidarie, tentativi di suicidio
e. Difficoltà a pensare e concentrarsi
f. Indecisione
g. Irritabilità
h. Ristagno emotivo, isolamento sociale
2) Tra i sintomi fisici possiamo avere, invece:
a. Stanchezza cronica
b. Dolori muscolari, alle ossa, alle articolazioni e addominali
c. Mal di testa, palpitazioni o tachicardia
d. Sensazione di avere la testa confusa o vuota
e. Stipsi o diarrea
f. Alterazioni dell'appetito (scarso appetito o iperfagia)
g. Insonnia o ipersonnia
Possiamo, inoltre, avere: continuo senso di indecisione, peggioramento di “binging disorder” (per esempio abbuffate di cibo, abbuffate di alcolici, abbuffate di gaming/telefilm ecc), calo della libido, abuso di alcool e sostanze stupefacenti (fumo compreso).
Vediamo una grossa differenza di genere nella sintomatologia, mentre nelle donne, anche per formazione di genere, i sintomi sono molto più evidenti ed hanno la tendenza a rivolgersi a noi con più frequenza e prima della controparte maschile, vediamo che negli uomini la tendenza, a causa anche di una forte impronta sociale che li costringe ad essere sempre “forti e duri” è quella di sottovalutare e nascondere il sintomo tenendolo più a lungo nascosto.
Il mondo in cui viviamo, sia dal punto di vista sociale che da quello lavorativo e lo stato delle cose che ci rende più poveri rispetto ad altri Stati Europei, non ci permette facilmente né di farci sostenere da una terapia psicologica (che, come sapete, non è passata dalla mutua se non in brevi e rare occasioni) né di far vedere che stiamo vivendo un momento di difficoltà, ma posso dire che una soluzione si trova sempre (anche grazie al servizio di cure primarie di psicologia attivo sulla città di Torino ed ai gruppi di associazioni psicologiche che aiutano ɜ pazienti anche tenendo conto dell’ISEE) e che, soprattutto nelle persone più giovani, il sostegno di ə terapeuta aiuta sia ad evitare l’utilizzo del farmaco, sia a toglierlo con più facilità, che ad evitare le recidive del disturbo.
Una persona che fa uso di psicofarmaci non sarà necessariamente malata per sempre, così come capita di dover prendere un antibiotico per un breve periodo, può capitare di dover prendere uno psicofarmaco per un lasso di tempo determinato.
Molti di voi pazienti si conoscono, si parlano con regolarità, fanno parte degli stessi giri: almeno unə di voi ha assunto uno psicofarmaco o lo sta assumendo, ebbene si (lo so perché vi conosco…eheh!).
Quindi quale suggerimento arriva da questa email?
Parlatene tra di voi, come parlate di altre possibili patologie, confrontatevi, cercate di capire se i vostri sintomi corrispondono a quelli degli altri, in modo da escludere la possibilità di avere un disturbo ansioso depressivo. Soprattutto: ammettete di averlo avuto o di starlo vivendo, non nascondetelo, le patologie diventano più piccole se si ammette di averle coi proprɜ carɜ.
Credete nella psicoterapia: unə bravə terapeuta non solo è in grado di ridurre il rischio di assumere un farmaco, ma aiuta anche a superare il momento di difficoltà legato al disturbo ansioso-depressivo. Attenzione, però: non sono, professionalmente, concorde con ɜ psicoterapeuti che sono proprio contrari alla terapia farmacologica, non tutto si può risolvere solo parlando e la terapia farmacologica co-audiuva quella con lə psicoterapeuta aiutando a mantenere la lucidità laddove, a causa del disturbo dell’umore non è presente.
Gli psicofarmaci non vanno a modificare il flusso del pensiero, vanno ad aiutarne la formazione eliminando i livelli chimici di neurotrasmettitori che possono letteralmente creare l’ansia e la depressione rendendo la persona più lucida di agire e pensare.
Non sottovalutate i sintomi, se iniziano a durare per oltre 3 mesi, non ha senso, a mio parere, tenere il disturbo. Chiamatemi, troviamo insieme una soluzione, farmacologica o psicologica che sia.
Non vergognatevi di stare male, la sofferenza e la tristezza fanno parte dell’animo umano, lasciatele uscire, non siete più deboli. Debole è solo chi si vergogna di farsi aiutare.
Direi che ho detto tutto! Spero di non aver semplificato troppo l’argomento!
Questo testo ha scopo informativo generale e non sostituisce la valutazione dellə medicə.
Il controllo del colesterolo
Sono ormai abituata agli sguardi torvi che mi lanciate quando rispondo, dopo il vostro quesito “Quando devo controllare il colesterolo?” oppure “Non avrebbe senso fare un esame del sangue generico?”. Dovete sapere che ci sono dei criteri precisi per decidere quando fare e come gli esami e questi si basano su tre considerazioni: salute fisica attuale (La persona sta bene? Sta male? Ha perso peso senza motivo? Ha sintomi non spiegabili?), storia clinica personale e storia clinica della famiglia.
Siccome userò termini un po’ “medici” al fondo della mail troverete una legenda con i termini che potreste non capire n.d.r.
Tenete conto, ad ogni modo, che, in generale, chi lo desidera può effettuare esami del sangue anche una volta al mese in regime privato presso qualsiasi laboratorio analisi, ma professionalmente…lo sconsiglio! Analizziamo, però, meglio quando è utile controllare, e con che tempistiche, il colesterolo, questa spada di Damocle che da almeno 40 anni terrorizza (giustamente) la maggior parte delle persone.
Quando parliamo di controllo del colesterolo ci sono una serie di fattori che dobbiamo (e devo io come vostra medica) tenere in conto. La distinzione, tra voi pazienti, di coloro che hanno una necessità di fare controlli del colesterolo “prematuri” (ossia <40 aa) è, di fatto, relativa alla storia della famiglia del singolo.
Coloro che hanno già fatto la “prima visita” sapranno che io faccio, come primissima cosa, domande molto specifiche sulla famiglia. Analizzando, infatti, la nostra famiglia, dobbiamo cercare:
· Membri della famiglia con diagnosi genetica di Ipercolesterolemia Familiare (non Poligenica o Combinata) eterozigote od omozigote nota
· Ipercolesterolemia grave in almeno un membro della famiglia (per gli adulti un valore di colesterolo sopra il 310 mg/dl, per un bambino un valore sopra il 230 mg/dl)
· Presenza sul proprio corpo o su quello di un membro dei propri parenti di primo/secondo grado (primo: genitori, nonni, zii, fratelli; secondo: cugini figli di zii o cugini dei genitori) di Xantomi tendinei (che sono delle vere e proprie palline di grasso che si accumulano sui tendini, qualcuno di voi ne ha e ne parliamo spesso) o anche al volto (vi è mai capitato di incontrare persone con delle palline intorno alle palpebre? Quelli si chiamano Xantelasmi e quella persona è meritevole di una valutazione del colesterolo) oppure presenza in giovane età (sotto i 45 aa per intenderci) di Arco corneale (ossia una striscia bianca intorno all’iride, questa non dovrebbe comparire prima dell’età anziana). N.b. gli endocrinologi si soffermano su quelli tendinei e non su quelli del volto, ma personalmente, come medica io prendo la scelta di controllare prematuramente il colesterolo ad entrambi.
· Storia familiare di coronaropatia prematura che significa morte improvvisa o infarto <55 aa in un parente di primo grado di nascita maschile o <60 in un parente di primo grado di nascita femminile.
· Storia familiare di patologia cerebrovascolare (un ictus per intenderci) prematura sotto <55 aa in un parente di primo grado di nascita maschile o <60 in un parente di primo grado di nascita femminile.
Queste valutazioni si fanno anche sulla singola persona per decidere se può o meno essere utile una valutazione genetica e, come professionisti, possiamo utilizzare una serie di schemi (se volete curiosare si chiamano Dutch Lipid Clinic e Criteri di Simone Broome).
I pazienti con un aumento isolato di Colesterolo LDL (noto anche come Colesterolo Cattivo) non sufficientemente elevato da poter effettuare uno screening familiare esaustivo a cascata per l’Ipercolesterolemia Familiare monogenica, sono classificati come affetti da iperlipidemia mista e non verranno sottoposta a test genetico.
A parte i motivi suddetti di origine familiare ci sono i motivi “secondari” per cui valutarlo prima dei 40 aa. Questi sono:
· Diabete mellito
· Colestasi (che è un problema strettamente relativo al fegato con problematiche che rientrano nelle cosiddette vie biliari, che sono dei vasi dentro il fegato e trasportano bile) e NFALD (ossia la Steatopatia Epatica Non Alcolica, che è dovuta strettamente all’alimentazione)
· Patologie renali (per dare dei nomi sindrome nefrosica o insufficienza renale cronica)
· Ipotiroidismo: su questo le indicazioni sui controlli non sono specifiche, di fatto sottostanno alle scelte del singolo professionista medicə di famiglia/endocrinologo/cardiologo. Personalmente scelgo di controllare in coloro che hanno una familiarità (vedi sopra) o altri fattori di rischio clinici o esterni.
· Obesità: che si calcola con l’indice di massa corporea o BMI (peso, diviso per altezza al quadrato) aggiustato per il girovita (in quanto persone molto sportive possono pesare molto per una componente di massa muscolare elevata). Si parla di obesità quando il BMI è superiore al 30, si divide poi in I grado (30-34.9), II grado (35-39.9) e III grado (40-49.9) o superobesità (>50).
· Patologie cardiovascolari in particolare Fibrillazione Atriale e Ipertrofia Ventricolare Sinistra (che è il danno d’organo tipicamente causato dall’ipertensione)
· Osas, ossia la cosiddetta Patologia delle Apnee Notturne.
· Patologie reumatiche note
· Patologie più rare come il Lipedema
Farmaci che possono alterare il metabolismo del colesterolo sono principalmente:
· Farmaci antipsicotici
· Farmaci antiretrovirali (che sono quelli usati per combattere l’HIV)
· In maniera modesta può capitare che modifichino il metabolismo del colesterolo anche alcuni antipertensivi
Le pillole contraccettive ormonali estero-progestiniche, soprattutto quelle più vecchie più di 20 aa, avevano la tendenza ad aumentare il colesterolo in maniera modesta, ma quelle di nuova generazione hanno meno tale tendenza. A differenza delle leggende metropolitane a riguardo le Terapie Ormonali Sostitutive (quelle della menopausa) non causano un aumento del colesterolo, ma una sua riduzione.
Altre cause di aumento del colesterolo sono i fattori di rischio, cosiddetti, esterni che possono essere più o meno modificabili:
· Fumo di sigaretta (vedete che dovete smettere?)
· Inattività fisica (ossia attività inferiore alle 2 ore settimanali, le lunghe camminate valgono come attività fisica né)
· Il consumo di alcolici (che influisce soprattutto sui trigliceridi)
· La Deprivazione Sociale: con questo termine si intende l’effetto di politiche sociali e locali che non si prendano a carico l’individuo in quanto singolo con le sue problematiche multiple che possono non permettergli di vivere a pieno una vita appagante, si veda la povertà in cui ormai molte persone si trovano a vivere (per esempio vivere con uno stipendio di 1200 euro un affitto di oltre 400 euro per una casa molto piccola e poco salubre dal punto di vista dell’aria, familiari da mantenere, figli da istruire ecc, accoppiati ad un aumento del costo dei beni di prima necessità, situazione che può causare una vita limitata a casa – lavoro senza svago). Una forma di sostegno sociale che valuti queste differenze e le livelli, non solo sulla base di criteri meritocratici o di nepotismi, permette un allungamento della vita e un miglioramento della qualità della stessa di coloro che si trovano ai livelli “più bassi” della società. Quest’ultimo dettaglio, vi dirò, nella nostra città (Torino) è particolarmente evidente vista la distribuzione della sua popolazione (Centro, Collina, Crocetta hanno, tipicamente, una più lunga durata della vita e una più alta qualità della stessa rispetto a Barriera di Milano e Borgo Vittoria e la lunghezza della vita si riduce spostandosi da Piazza Ermada andando verso le Vallette).
· Stress Psicosociale, incluso l’esaurimento vitale, che può voler dire vivere in un ambiente lavorativo che ci sfrutta per massimizzare profitti e/o obiettivi, senza che noi si abbia il sostegno di un gruppo di persone che ci possano in qualche modo sostenere ed aiutare a far valere i nostri diritti di lavoratore; oppure vivere un ambiente familiare che a causa delle condizioni, economiche, così come per le dinamiche relazionali interne ad esso, possa rivelarsi per noi equivalente ad un fattore tossico. Queste dinamiche della nostra vita possono causarci stress tale da portare ad una deflessione dell’umore o un aumento dell’ansia. Si tratta di un concetto diverso da quello sopra, seppur ne sia strettamente collegato, in quanto lo stress psicosociale può essere influenzato dalla deprivazione sociale. Questo per dirvi che è scientificamente provato che un investimento sulla salute e sull’istruzione dei singoli ne migliora il funzionamento sociale ed i suoi parametri ematochimici e cardiovascolari.
· Inquinamento ambientale e cambiamento climatico, un aumento infatti degli inquinanti e del calore esterno dell’ambiente va a creare un aumento dello “stress ossidativo” causando in questo modo un aumento dell’infiammazione corporea e un rallentamento del metabolismo lipidico (così facendo un aumento del colesterolo)
· Alimentazione, su questo andrebbe fatto un discorso a parte, se ricordate è una domanda che vi faccio in prima visita e, con alcuni di voi, abbiamo compilato un diario alimentare per capire quali errori grossolani erano presenti nelle abitudini alimentari tali da causare un aumento del colesterolo.
Una volta evidenziato che il colesterolo è fuori norma ogni quanto va controllato? Io scelgo, sulla base delle evidenze, un controllo ogni 6 mesi i primi 2 anni. Una volta raggiunto il valore di Colesterolo LDL adatto al paziente (che può varia in <120, <100, < 80, < 50 a seconda della storia clinica personale), passo a controlli annuali.
Se siete arrivati fino a qui vi ringrazio, oggi era un po’ più lunga! Spero di aver chiarito i vostri dubbi!
Questo testo ha scopo informativo generale e non sostituisce la valutazione dellə medicə.
Legenda di termini utili per chi non mastica la materia:
· DNA: è una componente del nostro corpo talmente piccola che ci vogliono dei microscopi specifici per poterla vedere, contiene tutte le informazioni base per far funzionare correttamente il nostro organismo (un po’ come il programma di un software) ed è a sua volta formato da singoli geni (che sono la chiave di lettura del DNA). Mi rendo conto che è un concetto complesso per chi non ha le basi, spero che la mia semplificazione aiuti.
· Monogenica; vuol dire che, come medici, conosciamo una causa specifica in un singolo gene del nostro DNA.
· Poligenica: conosciamo più geni coinvolti o causa di una patologia di origine genetica.
· Combinata: le cause sono molte e non coinvolgono solo la parte strettamente genetica, ma possono essere più geni che lavorano (male) insieme a cui aggiungiamo fattori esterni (ovvero ambientali).
· La divisione principale per capire in chi il rischio è alto si deve soffermare su una differenza terminologica molto (troppo) fine ossia la differenza tra Ipercolesterolemia familiare monogenica, Ipertrigliceridemia familiare, Ipercolesterolemia familiare poligenica ed ipercolesterolemia familiare combinata.
· La differenza tra ipercolesterolemia familiare poligenica e combinata è che nella prima il gene ad aver causato il problema è uno solo, ma siccome esistono più geni a controllare la produzione di colesterolo, può essere causata da geni diversi (ossia potenzialmente più persone possono esserne affette per motivi di singoli geni differenti), mentre in quella combinata sono più geni a produrla in contemporanea, nemmeno noi li conosciamo tutti, e questi possono essere influenzati nel loro causarla, anche dall’ambiente (stress, inquinamento, scarso livello economico, alimentazione ecc). La differenza tra queste due e l’Ipercolesterolemia familiare (FH, non poligenica e non combinata) è che i geni coinvolti sono tre specifici e la loro mutazione può essere singola (eterozigosi) o doppia (omozigosi), il primo caso ha una frequenza elevata (1 su 300 persone) ed una gravità inferiore, il secondo una frequenza più bassa (1 su 200.000 persone) ed una gravità elevata.
Lo screening del papillomavirus HPV ed il Vaccino HPV
L'HPV, o Human Papilloma Virus, è un virus che si trasmette con facilità per via sessuale, risultando l'infezione sessualmente trasmissibile più frequente in assoluto. Riguarda sia le persone di sesso femminile che quelle di sesso maschile. Ne esistono oltre 100 tipi: i più noti (6, 11, 16 e 18) possono causare condilomi — lesioni che crescono sulla cute dei genitali esterni, sulle cosce o intorno all'ano — oppure tumori in sede uterina (carcinoma della cervice uterina, l'unico tumore riconosciuto come interamente causato da un virus), vulvo-vaginale, peniena, anale o oro-faringea.
Quanto tempo passa tra l'infezione e la comparsa di lesioni? Generalmente circa 5 anni per le lesioni precancerose, mentre la latenza per il carcinoma cervicale può essere di decenni.
La prevenzione si basa su tre strumenti: protezioni di barriera (preservativi), screening precoce e vaccinazione.
Lo screening: il programma Prevenzione Serena (Piemonte)
È possibile identificare precocemente una lesione genitale sospetta sottoponendosi regolarmente al Pap-test (prelievo di cellule dalla superficie del collo e dal canale cervicale dell'utero) o all'HPV-test (prelievo simile, che cerca il DNA del virus). Entrambi sono esami semplici, rapidi e indolori che, eseguiti con regolarità, consentono di identificare le displasie, rimuoverle e impedire lo sviluppo del tumore.
In Piemonte lo screening è organizzato attraverso il programma Prevenzione Serena, gratuito e offerto su invito:
• Pap-test ogni 3 anni per le persone con utero dai 25 ai 29 anni (non vaccinate con due dosi entro i 15 anni)
• HPV-test ogni 5 anni dai 30 ai 64 anni
• Nota: chi ha ricevuto due dosi di vaccino HPV prima del compimento dei 15 anni inizia lo screening direttamente a 30 anni con l'HPV-test, saltando il Pap-test a 25.
Se l'HPV-test risulta positivo:
– si esegue un Pap-test (citologia cervicale)
– se anche il Pap-test è positivo → colposcopia
– se il Pap-test non mostra alterazioni significative → si ripete l'HPV-test dopo un anno
Un HPV-test positivo non significa necessariamente la presenza di lesioni pre-tumorali o tumorali.
Se non hai ancora ricevuto la lettera di invito puoi aderire autonomamente cercando il servizio su Salute Piemonte (accessibile con SPID o CIE) oppure chiamando il numero verde 800.001.141.
Una nota per le persone transgender con utero: in caso di cambio anagrafico completato, si esce automaticamente dal programma di invito automatico. È possibile richiedere l'accesso al Pap-test tramite ə propriə medico di famiglia.
La vaccinazione anti-HPV
L'età raccomandata per la vaccinazione è l'11° anno di vita (dal compimento dei 10 anni), per tutte le persone indipendentemente dal sesso biologico.
Il ciclo vaccinale prevede:
• 2 dosi (0 e 6 mesi) fino ai 14 anni inclusi
• 3 dosi (0, 2 e 6 mesi) dai 15 anni in su
In Piemonte la vaccinazione è gratuita per:
• tutte le persone nell'11° anno di vita (invito attivo tramite lettera ASL)
• le persone nate femmina nate dal 1993 in poi non precedentemente vaccinate — senza limite d'età anagrafico fisso
• le persone nate maschio nate dal 2006 in poi non precedentemente vaccinati
• le persone nate donna di 25 anni in occasione della chiamata al primo screening per la citologia cervicale, se non vaccinate in precedenza
• le persone nate femmina, a qualsiasi età, in caso di lesioni cervicali di grado CIN2 o superiore
• le persone con infezione da HIV
• le persone nate uomo con comportamenti che dichiarano di avere rapporti sessuali con persone dello stesso sesso
Per chi non rientra in queste categorie, la vaccinazione è disponibile a pagamento presso i centri vaccinali ASL. Per i prezzi aggiornati si consiglia di contattare direttamente il proprio centro vaccinale (a Torino: via della Consolata), poiché le tariffe possono variare.
Perché vaccinare anche le persone nate uomo?
Anche loro, ovviamente, possono contrarre l'HPV — spesso in modo asintomatico, il che rende più difficile la diagnosi. L'infezione può causare anche in essi delle lesioni, in particolare: condilomi genitali, lesioni precancerose, tumore all'ano e tumori del cavo oro-faringeo. Inoltre, chi è infettə può trasmettere il virus attraverso il contatto sessuale, aumentando il rischio di tumori cervicali nelle partner con utero.
Ho già avuto un'esposizione: ha senso vaccinarsi lo stesso?
Sì. Il vaccino è efficace e sicuro anche in chi è già stato esposto al virus o ha già avuto delle lesioni: previene sia la reinfezione che il ripresentarsi di lesioni cancerogene da parte dei tipi virali coperti dal vaccino. L'efficacia è comunque maggiore se la vaccinazione avviene prima di qualsiasi esposizione.
Questo testo ha scopo informativo generale e non sostituisce la valutazione del tuo medico.
Le diete vegetariane e vegane
Per parlare di dieta vegetariana e dieta vegana, per prima cosa, risulta fondamentale fare una definizione per differenziarle.
Dieta vegetariana: Una dieta vegetariana è un regime alimentare che esclude carne, pesce e tutti i prodotti derivati da animali, basandosi invece su alimenti di origine vegetale, funghi e, a seconda del tipo specifico di vegetarianismo, anche su latticini, uova e miele.
Dieta vegana: Una dieta vegana esclude qualsiasi alimento di origine animale, come carne, pesce, uova, latte, latticini e miele, basandosi esclusivamente su alimenti di origine vegetale come frutta, verdura, legumi, cereali e frutta secca.
Le motivazioni che possono spingere verso queste scelte alimentari possono essere differenti: etiche, climatiche, economiche, salutari.
Vediamo insieme quali possono essere i pro e i contro di entrambe, secondo le attuali conoscenze cliniche, negli adulti.
Dieta Vegetariana:
Pro
Protezione rispetto alle malattie cardiovascolari
Controllo del peso (l'aumento delle fibre e di cibi a basso contenuto calorico contribuisce ad una riduzione della massa grassa)
Riduzione del rischio di tumori del colon-retto (aumentato, infatti, nei grandi consumatori di carne e pesce)
Miglior sostenibilità ambientale (ricordiamoci che l'industria della carne è una delle più inquinanti al mondo)
Contro
Carenze di vitamina B12, ferro, zinco, calcio, iodio e acidi grassi omega-3
Carenze di ferro
Se non integrate correttamente tramite le proteine vegetali è possibile andare incontro a carenze proteiche
È importante conoscere meglio la composizione degli alimenti per evitare carenze nutrizionali
Dieta vegana
Pro
Protezione rispetto alle malattie cardiovascolariControllo del peso (l'aumento delle fibre e di cibi a basso contenuto calorico contribuisce ad una riduzione della massa grassa)Riduzione del rischio di malattie croniche come diabete di tipo 2, tumori e altre patologie cronicheMiglior sostenibilità ambientale ancora più impattante di quella vegetarianaMiglioramento della salute intestinale: essendo molto ricca in fibre può favorire lo sviluppo del microbioma intestinale
Contro
Carenze di vitamina B12, la quale deve essere integrata sempre. Per tale carenza esistono dei prodotti VeganOk da acquistare per la reintegrazioneCarenze di ferro, calcio e zinco: questi nutrienti sono presenti negli alimenti di origine vegetale, ma sono meno assorbibili di quelli animali. Se non dovesse bastare si deve quindi integrare attivamente con prodotti VeganOkSe non integrate correttamente tramite le proteine vegetali è possibile andare incontro a carenze proteiche ancora più importantiAncor più che nella dieta vegetariana, risulta importante conoscere perfettamente la composizione degli alimenti per evitare carenze nutrizionali, può essere quindi utile rivolgersi a dei dietisti esperti in materiaPianificazione dei pasti e disponibilità di alimenti più complicata, possibili difficoltà "sociali" per l'interazione amicale e le uscite ai ristoranti
Come poter, quindi, praticare una dieta non onnivora corretta, senza rischiare le carenze nutrizionali? Partendo dal presupposto che questa mail non si vuole mettere al posto di un professionista della nutrizione (medicɜ specializzatɜ in nutrizione clinica, medicɜ formatɜ nello specifico in nutrizione, dietistɜ o biologɜ nutrizionistɜ), vediamo allora su cosa ci dobbiamo soffermare e, per fare questo, ci viene incontro una collega dietista che mi ha aiutata nella stesura di questo testo. Per questioni di “concorrenza sleale” non posso inserire il suo nome in questa email, ma, in caso voleste contattarla, potete richiedermi i suoi contatti privatamente.Per immaginare una dieta strettamente vegetariana o vegana dobbiamo per prima cosa fare nostro il concetto di porzione, che varia a seconda dell’alimento a cui facciamo riferimento. In questo caso, alla base della nostra piramide alimentare, ci sono i cereali che in una giornata alimentare devono rappresentare almeno 6 porzioni (una porzione circa 45-75 g di peso secco), a seguire avremo i legumi e altri cibi proteici con la frutta secca (in questo caso possiamo immaginare 50 g di legumi secchi o 150 di quelli freschi, mentre la frutta secca, che è altamente calorica, deve essere 20-30 grammi), seguono le verdure, che saranno 4 porzioni al giorno, la frutta, che non deve superare le 2 porzioni e i grassi (1 cuc di olio di semi di lino o 15 g di semi di chia macinati per fare alcuni esempi). Come inserire il calcio nell’alimentazione vegetariana senza eccedere in formaggio? Ci sono vari prodotti: Bevande vegetali addizionate con calcioLatte di soia addizionato con calcio, tempeh, tofu, yogurt vegetali di soia addizionati in calcio Verdura a foglia verde come agretti, tutti i tipi di cavoli, cavolfiori, cime di rapa, broccoli, cicoria, tarassaco, rucola, invidia. Mandorle e burro di mandorle al 100%, semi di sesami o tahina Acqua ricca di calcio.
Purtroppo moltɜ pazienti hanno la tendenza a fare una dieta vegetariana o vegana fai da te andando incontro a numerose carenze nutrizionali. Il mio suggerimento è cercare di farsi aiutare da persone esperte o da membri della comunità vegetariana o vegana che siano in questo regime alimentare ormai da anni prima di iniziare. L’errore più classico è tendere a mangiare moltissimo formaggio, moltissima pasta o frutta per evitare i cibi animali rischiando così di andare incontro ad ipercolesterolemia e diabete (quindi proprio il contrario di quello che una dieta di questo tipo dovrebbe fare!). Ma gli esami del sangue, sono mutuabili? In questo caso, purtroppo, no, come in tutte le richieste di valutazione per percorsi nutrizionali in persone giovani e sane. Una persona sana che intraprende volontariamente questo percorso nutrizionale non ha diritto, salvo comparsa di sintomi, a screening regolari delle carenze nutrizionali eventuali. Può farle liberamente presso i centri convenzionati e, poi, farmele valutare, ma gli esami del sangue, in questo caso, non sono previsti dal nostro servizio sanitario. E’, però, importante, comunicare allə propriə mmg, sempre il tipo di alimentazione che seguite, proprio allo scopo di non farlə sfuggire sintomi compatibili con le carenze nutrizionali già citate. 😉
Parliamo ora dellɜ bambinɜ. È corretto far seguire questo tipo di regimi alimentari allɜ bambinɜ? Per rispondere devo fare una premessa fondamentale: per mio pensiero personale la dieta non onnivora è una scelta personale, in quanto tale non andrebbe imposta ad un altro essere vivente che non sia nell’età della ragione, credo fondamentale che ɜ vostrɜ figliɜ debbano scegliere liberamente se seguire regimi alimentari vegetariani o vegani una volta chiarita e fatta propria l’etica di tale scelta.
Fatta questa premessa posso dire che gli studi attuali sconsigliano caldamente la dieta vegana nellɜ bambinɜ, in quanto fonte di disturbi di crescita con ritardo staturale, non idonea formazione ossea e più alto rischio di patologie dell’infanzia tra cui anche deficit. La mancata assunzione di proteine animali espone in primis, infatti, alla carenza di vitamina B12, fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso centrale. Inoltre, sono state dimostrate carenze di numerosi micronutrienti, quali ferro, zinco, calcio e vitamina A. In aggiunta, l’eccessivo apporto di fibre alimentari secondario al massivo consumo di frutta e verdura può ridurre ulteriormente l’assorbimento di alcune vitamine e micronutrienti.
È possibile, invece, intraprendere una dieta vegetariana, ma questa deve essere assolutamente concorda con ə pediatra di libera scelta ed affiancata da ə nutrizionista espertə di queste diete nellɜ bambinɜ. Mi trovare assolutamente contraria ad una dieta fai da te vegetariana fino almeno all’adolescenza (scusate se sono diretta). Se deciderete di intraprendere queste diete (entramne) per lɜ vostrɜ figliɜ prima di questo periodo sarà, però, mia cura affiancarvi trovandovi ə nutrionista espertə in materia. Parlando di adolescenza ricordatevi, però, che è il periodo in cui le nostre ossa sedimentano il calcio per l’età anziana, motivo per cui, anche in questo caso, meglio una dieta vegetariana in cui venga prestata una particolare attenzione all’introito di calcio o una dieta vegana seguita da un nutrizionista. Sperando di aver risolto qualche dubbio, vi saluto! Riferimenti bibliografici: 1) Craig WJ. Health effects of vegan diets. Am J Clin Nutr 2009; 89:1627S. 2) Rao V, Al-Weshahy A. Plant-based diets and control of lipids and coronary heart disease risk. Curr Atheroscler Rep 2008; 10:478. 3) Satija A, Hu FB. Plant-based diets and cardiovascular health. Trends Cardiovasc Med 2018; 28:437. 4) Landry MJ, Ward CP, Cunanan KM, et al. Cardiometabolic Effects of Omnivorous vs Vegan Diets in Identical Twins: A Randomized Clinical Trial. JAMA Netw Open 2023; 6:e2344457. Riferimenti sitografici: · https://sip.it/2020/10/02/alimentazione-vegana-per-i-bambini-si-o-no/ · https://www.ospedalebambinogesu.it/diete-vegane-e-vegetariane-80514/ · https://www.santagostino.it/magazine/la-dieta-vegana-cos-e-e-perche-sceglierla/#:~:text=Chi%20sceglie%20la%20dieta%20vegana,carne%20rossa%20e%20dai%20latticini. · https://www.cerbahealthcare.it/essere-vegetariani-riduce-davvero-il-rischio-di-sviluppare-problemi-di-salute/#:~:text=cosiddetti%20omega%203.-,In%20sintesi,Gli%20acidi%20grassi%20omega%2D3 · https://www.buddyfit.club/mybuddy-it/10-benefici-della-dieta-vegana#:~:text=1.,del%20rischio%20di%20malattie%20croniche&text=La%20dieta%20vegana%20%C3%A8%20associata,2%20e%20anche%20alcuni%20tumori.&text=Gli%20studi%20dimostrano%20che%20i,grandi%20quantit%C3%A0%20negli%20alimenti%20vegetali.&text=In%20particolare%2C%20un'analisi%20condotta,chi%20segue%20una%20dieta%20vegetariana. · https://www.in-salus.it/post/vegano-non-e-sinonimo-di-rinuncia-ma-di-scelta-cosa-signific/#:~:text=Benefici%20per%20la%20salute%20di,scoprire%20nuove%20ricette%20e%20ingredienti. · https://blog.biscotticavanna.com/dieta-vegana-veganuary/#:~:text=Energetico%2C%20gli%20alimenti%20vegetali%20sono%20per%20la%20maggior%20parte%20a%20scarsa%20densit%C3%A0%20calorica. · https://www.findus.it/nutrizione-curiosita/alimentazione/consigli/alimentazione-vegana#:~:text=I%20risultati%20mostrano%20che%20i%20vegani%20hanno,sangue%20ridotti%2C%20e%20una%20probabile%20riduzione%20dell'ipertensione. · https://www.agenziamedica.it/spazio-medicina-vegeterianismo/#:~:text=Controllo%20del%20peso%20corporeo:%20Le%20diete%20vegetariane,fibre%2C%20che%20favoriscono%20il%20senso%20di%20saziet%C3%A0. · https://medicaltown.it/magazine/i-benefici-della-dieta-vegana-una-scelta-di-salute-e-benessere/#:~:text=La%20dieta%20vegana%20%C3%A8%20particolarmente%20ricca%20di,sistema%20immunitario%20e%20migliorando%20la%20salute%20generale. · https://veggiesituation.com/nutrizione-consapevole-e-vita-longeva-un-approccio-olistico-alla-salute/#:~:text=Inoltre%2C%20un%20microbiota%20intestinale%20sano%2C%20promosso%20da,contro%20disturbi%20dell'umore%2C%20come%20ansia%20e%20depressione. · https://www.my-personaltrainer.it/alimentazione/dieta-vegana.html · https://www.usi.it/tutte-le-news/dieta-vegana · https://www.cerbahealthcare.it/essere-vegetariani-riduce-davvero-il-rischio-di-sviluppare-problemi-di-salute/#:~:text=cosiddetti%20omega%203.-,In%20sintesi,Gli%20acidi%20grassi%20omega%2D3 · https://www.mauriziofalasconi.it/dieta-vegana-per-lo-sportivo/#:~:text=La%20dieta%20plant%20based%20%C3%A8%20tipicamente%20carente,un%20adeguata%20assunzione%20di%20omega%2D3%20%C3%A8%20consigliata. · https://www.nutrizionesana.it/dieta-vegetariana-pro-e-contro-cosa-mangiare-e-come-bilanciare-la-tua-alimentazione/#:~:text=Una%20dieta%20vegetariana%20pu%C3%B2%20aiutare,a%20un%20benessere%20generale%20ottimale. · https://www.airc.it/cancro/prevenzione-tumore/alimentazione/dieta-vegetariana-pro-e-contro#:~:text=In%20particolare%2C%20chi%20segue%20una,del%20rischio%20sono%20diversi%20fattori. · https://www.nefrocenter.it/i-rischi-dellalimentazione-vegana/#:~:text=Alcuni%20nutrienti%20critici%2C%20che%20possono,sistema%20immunitario%20e%20disfunzioni%20cognitive. · https://www.educattepeople.it/2021/06/16/veg-tra-mode-e-rischi-per-la-salute/#:~:text=Tuttavia%20tali%20segni%20si%20manifestano%20almeno%20dopo,B%2D12%20a%20causa%20di%20un'assunzione%20non%20ottimale. · https://www.usi.it/tutte-le-news/dieta-vegana · https://www.educattepeople.it/2021/06/16/veg-tra-mode-e-rischi-per-la-salute/#:~:text=Tuttavia%20tali%20segni%20si%20manifestano%20almeno%20dopo,B%2D12%20a%20causa%20di%20un'assunzione%20non%20ottimale. · https://www.parmalat.it/magazine/dieta-sana/alimentazione-e-sport/dieta-vegetariana-cose-esempi-di-menu · https://www.nutrizionesana.it/specializzati-in/dieta-e-nutrizione/alimentazione-vegetariana-e-vegana/#:~:text=%E2%80%93%20Integrare%20vitamina%20B12%20attraverso%20alimenti%20fortificati,verde%2C%20tofu%2C%20semi%20di%20lino%20e%20chia Lo screening del tumore della mammella
Nell’ultimo sondaggio che vi ho mandato la maggior parte di voi mi ha chiesto di fare un riassunto delle informazioni sul corretto screening mammario. Purtroppo, sul nostro territorio la confusione è tanta: a seconda del luogo in cui si va privatamente, ma spesso anche all’interno degli ospedali pubblici e degli ambulatori consultoriali (per non parlare dei pacchetti prevenzione delle assicurazioni private), la pratica è diventata sempre di più quella di controllare a tappeto tutte le donne, tutti gli anni, indipendentemente dall’età e dai fattori di rischio. Vediamo, quindi, quali sono le cose importanti da sapere. Per prima cosa andiamo a definire cos’è uno screening: si tratta di un processo sistematico (quindi un’azione che noi svolgiamo con regole precise e ripetutamente sempre con la stessa modalità) che consiste nel sottoporre una popolazione asintomatica (quindi che non ha alcun sintomo che ci faccia pensare ad una problematica di salute) a test, esami o procedure semplici e poco costose (come ad esempio la mammografia), con l’obiettivo di identificare precocemente una malattia o una condizione a rischio, prima che si manifestino i sintomi. Di solito, per lo screening, si scelgono patologie ad alto tasso di mortalità (ossia il numero di persone morte per una determinata patologia), se non scovate precocemente, allo scopo di abbattere quest’ultima. È molto importante questo passaggio, per cui attenzione: lo scopo non è trovare la patologia, ma abbattere la mortalità. Quindi il nostro scopo, se per esempio parliamo del tumore alla mammella, argomento di questa ml, non è quello di trovare il nodulo, ma di trovare il nodulo maligno (ossia tumorale cattivo) in fase precoce, per limitare la morte per tumore della mammella. Il vero problema è: ogni quanto tempo è giusto fare lo screening? E quali sono gli esami più corretti?
Il primo passo è classificare la persona in una delle tre categorie di rischio massimo di sviluppare il tumore nel corso della vita:
Rischio medio (<15%): la maggioranza delle donne, incluse molte con familiarità.
Rischio moderato (15-20%): principalmente chi ha ə parente di primo grado (genitorə, fratelli/sorelle e/o figliə) con tumore mammario senza sindrome genetica nota.
Rischio elevato (>20%): portatrici di mutazioni genetiche come BRCA ed altri geni, persone che hanno fatto radioterapia toracica al di sotto dei 30 anni, noduli mammari borderline per malignità (ossia che hanno alterazioni riscontrate tramite esame bioptico – che vuol dire tagliarne un pezzettino e analizzarlo al microscopio – che stanno a metà tra una problematica benigna ed una maligna).
Per la stima del rischio si possono utilizzare dei questionari specifici che, letteralmente, calcolano il rischio percentuale. Tutti hanno accuratezza individuale limitata (ossia che, per quanto accurata, deve essere un aiuto alla decisione, non la linea guida diretta) e la maggior parte è stata validata su popolazioni prevalentemente bianche. Nel caso desideriate calcolare il vostro rischio individuale approssimativo vi metto qui il link di uno di questi che è compilabile anche dalla popolazione non sanitaria: https://ibis.ikonopedia.com/ . Questi questionari danno una indicazione a grandi linee che va inserita nella storia clinica della persona e della sua famiglia.
Ma quali sono le indicazioni temporali della mammografia?
<40 anni: Nessuno screening di routine
40-49 anni: Mammografia ogni 1-2 anni (sia sull’inizio prima dei 45 aa che sulle tempistiche la scelta va fatta in maniera condivisa parlandosi tra professionista sanitariə e paziente)
50-74 anni: Mammografia ogni 1-2 anni (sulle tempistiche la scelta va fatta in maniera condivisa parlandosi tra professionista sanitariə e paziente)
≥75 anni: Solo se aspettativa di vita ≥10 anni
Sotto i 40 anni, quindi, non è indicato lo screening. I motivi sono fondamentalmente due: il primo, più pragmatico, è che per ogni paziente sottoposta a mammografia si trovano più falsi positivi o cosiddette overdiagnosi (che sono il riscontro di noduli benigni che non darebbero problemi nella vita e che, verosimilmente si autorisolverebbero) rispetto all’effettiva riduzione di mortalità, che è molto bassa; il secondo riguarda la densità mammaria, che è troppo elevata per fare una valutazione diagnostica corretta.
Dai 40 anni inizia a salire il rischio, motivo per cui si dovrebbe valutare con la persona se iniziare subito con lo screening o meno, a seconda dell’effetto che potrebbe avere su di lei (se lə farebbe stare più tranquillə o se genererebbe ansia). Il beneficio c'è, la mammografia, anche in questa fascia d'età, riduce la mortalità per tumore alla mammella, ma è molto più piccolo rispetto a quello che si ottiene nelle persone over 50, mentre i rischi di falsi positivi e overdiagnosi sono proporzionalmente più alti. Per questo motivo non esiste una risposta universale: ha senso parlarne insieme e decidere in base alla situazione personale di ciascunə. Per questa ragione, in questa fascia d'età, si parla di scelta condivisa, non di raccomandazione universale. In Piemonte è possibile aderire su base spontanea a partire dai 45 anni, prima di quell’età il controllo è a carico della persona interessata. Si viene poi chiamatə regolarmente ogni due anni a partire dai 50 aa ai 69 aa, poi fino ai 75, si può continuare a aderire su base spontanea.
Ma ogni quanto va fatta la mammografia? Annuale o biennale?
Bisogna tenere in conto che la differenza in beneficio assoluto è piccola, mentre i danni (falsi positivi, overdiagnosi, radiazioni) sono maggiori con lo screening annuale (arrivando ad avere anche punte del 50% di falsi positivi sui 10 anni in alcuni posti, come gli Stati Uniti). Da questo punto di vista, quindi, bisogna valutare con la persona interessata quale, tra lo screening annuale e quello biennale, la farebbe stare meglio in termini di beneficio (ossia minor ansia in primis), tenendo conto che la mammografia annuale non solo sono una dose annuale di raggi, ma hanno anche un costo economico. In questo caso, infatti, non è prevista dal servizio sanitario nazionale ed è completamente a carico della persona.
Questo discorso varia leggermente quando saliamo con il rischio:
Screening per rischio moderato (15-20% di rischio): le linee guida suggeriscono di mantenere lo stesso approccio di quello medio, non vi sono ancora raccomandazioni routinarie circa l’utilizzo di ecografia e RMN mammaria, può valere la pena, per queste persone, fare un discorso che si basa sui costi/benefici, soprattutto per valutare dove arriva il nostro SSN e dove la spesa della persona.
Screening per rischio elevato: le indicazioni delle linee guida, per questa piccola fetta di persone (contate che le mutazioni genetiche sono circa il 6% del totale dei tumori mammari, quindi un numero piuttosto basso di persone al mondo) è RMN + mammografia, alternati ogni 6 mesi (approccio comune). La RMN ha sensibilità superiore, ma più falsi positivi. L'ecografia è inutile se si fa già RMN, ma può essere utilizzata come approccio alternativo laddove non si può fare la RMN (per esempio in Italia ha un costo nettamente superiore e quasi sempre ricade sullə paziente tranne in programmi virtuosi regionali).
Modalità di screening: ma quindi mammografia, ecografia o entrambe? Sappiamo con certezza che la Mammografia (2D digitale o tomosintesi 3D) è l’unica modalità con dimostrata riduzione della mortalità. In caso di seno denso di predilige la Tomosintesi. L’Ecografia e la RMN,invece, non sono indicate per rischio medio; utili come supplemento nei rari casi di rischio elevato o per approfondimento diagnostico.
Ma è utile l’autopalpazione? L’Esame clinico (CBE) durante la visita ginecologica di routine e l’autoesame (BSE), nella pratica non sono indicati come test di screening per l’alto tasso di falsi positivi, ma è molto utile imparare a fare l’autoesame (BSE) per riconoscere immediatamente eventuali anomalie e portarle all’attenzione dellə propriə mmg o ginecologə.
Considerazioni speciali
Seno denso: preferire tomosintesi; non modifica le soglie di età per lo screening
Impianti/protesi mammarie: screening indicato come di routine, con tecnica a 4 proiezioni anziché 2.
Uomini T mastectomizzati: rientrano nel loro rischio personale in qualità di persone nate femmina, devono, quindi, seguire le indicazioni date alla loro classe di rischio, ma una volta cambiata l’anagrafica escono dal percorso di prevenzione serena, dovranno quindi accedere tramite impegnativa del proprio MMG.
Post-mastectomia: non si fa la mammografia sul lato operato, ma si fa sul controlaterale
Gravidanza/allattamento: non indicato di routine, si può fare senza problemi in caso di comparsa di masse sospette.
Aspettativa di vita <10 anni: in questo caso lo screening non è più indicato
Quando fare, invece, l’analisi genetica per una sospetta mutazione nella famiglia?
Ecco i criteri di invio alla consulenza genetica oncologica (e quindi all'esecuzione del test BRCA): [nb da qui per mia semplicità troverete le parole donna e uomo, anziché AFAB e AMAB, per rendere l’elenco anche più comprensibile a chi non mastica questi termini, inoltre i termini saranno più tecnici]
Storia personale di:
Carcinoma (ossia tumore maligno) mammario maschile
Donna con carcinoma mammario + carcinoma ovarico
Donna con carcinoma mammario < 36 anni
Donna con carcinoma mammario triplo negativo < 60 anni
Donna con carcinoma mammario bilaterale < 50 anni
Donna con carcinoma ovarico non mucinoso e non borderline (qualsiasi età)
Adenocarcinoma pancreatico metastatico
Carcinoma prostatico metastatico
Storia personale di carcinoma mammario < 50 anni + familiarità di 1° grado per:*
Carcinoma mammario < 50 anni
Carcinoma ovarico non mucinoso e non borderline (qualsiasi età)
Carcinoma mammario bilaterale
Carcinoma mammario maschile
Carcinoma pancreatico localmente avanzato o metastatico
Carcinoma prostatico metastatico
Storia personale di carcinoma mammario > 50 anni + familiarità in ≥2 parenti di 1° grado tra loro (di cui almeno uno di 1° grado con la paziente) per:*
Carcinoma mammario
Carcinoma ovarico
Carcinoma prostatico metastatico
Carcinoma pancreatico localmente avanzato o metastatico
Storia personale di carcinoma prostatico + familiarità:
≥1 parente di 1° grado con Carcinoma prostatico non Grade Group 1 < 60 anni
≥2 familiari con Carcinoma prostatico non Grade Group 1 < 50 anni
Storia familiare di carcinoma pancreatico:
≥2 parenti di 1° grado con adenocarcinoma del pancreas
≥3 familiari con adenocarcinoma del pancreas (stessa linea di sangue, con almeno un parente di 1° grado)
Storia familiare:
Variante patogenetica nota in un gene predisponente in un familiare
*Per i tumori mammari e ovarici, nel ramo paterno considerare anche familiari di 2° grado (nonna, zie).
Come vedete, quindi, da linee guida aggiornate al 2021 (linee guida AIOM), prima di andare a ricerca genetica, non basta avere un familiare di primo grado con il tumore alla mammella. Mi viene da dire meno male, non solo per la spesa che altrimenti avremmo sul servizio sanitario nazionale, ma per l’inutile ammontare di ansia e spese personali che una ricerca di questo tipo comporterebbe sulle singole persone.
Tutti i dati che vedete nel testo sono stati presi da UpToDate (aggiornamento 2026) e dalle linee guida della AIOM (aggiornate al 2021).
Emergenza caldo: guida pratica per sopravvivere all'afa in città
Per quanto sia ancora molto in voga l'idea che non esista una crisi climatica, invece, eccoci qui ad avere un caldo torrido in città sempre prima ogni anno. Per fortuna, molti di voi pazienti con possibilità di movimento, si stanno già spostando verso mete più temperate, ma coloro che non possono rimangono bloccati qui in città con un'umidità elevata ed un calore percepito invivibile già da alcuni giorni.
Quali problemi può provocare l'afa in oggetto? I più svariati: dal colpo di caldo, alle sindromi respiratorie, alle gastroenteriti. Vedremo, inoltre, un peggioramento delle allergie a causa della mancanza di vento che trattiene quindi la polvere, l'inquinamento ed i pollini.
Cosa possiamo fare?
Partiamo dalla vostra giornata di lavoro. In primo luogo, è possibile che lavoriate in ambienti dove viene mantenuto il condizionatore acceso a bassissime temperature. Consideriamo che, se aveste la possibilità di scegliere, il condizionatore non dovrebbe scendere sotto i 24-26 gradi (il meglio sarebbe non andare oltre i 4 gradi rispetto alla temperatura esterna per evitare gli sbalzi termici), meglio ancora, vista l'umidità cittadina causata dal Po e dalla Dora (ricordiamoci che i Taurini, nostri antenati, vivevano in una zona paludosa, non ai livelli degli antenati dei Fiorentini, ma poco diverso) il meglio sarebbe impostare i condizionatori sulla modalità deumidificatore. Questa modalità dovrebbe, teoricamente, essere anche meno inquinante oltre che meno pericolosa per il vostro apparato respiratorio e gastrointestinale.
Alcunɜ di voi lavorano, però, in luoghi in cui non è vostra possibilità scegliere la modalità di funzionamento del condizionatore, ove presente. Che fare? In questo caso il mio consiglio è banalmente di tenere sul luogo di lavoro sciarpa e maglioncino leggeri e usarli durante la giornata lavorativa, in modo da poter evitare contratture cervicali da condizionatori, ed altre affezioni già citate, utilizzandole ogni volta che rientrate nell'ambiente di lavoro.
Sul vostro luogo di lavoro non c'è un condizionatore/deumidificatore/ventilatore, che fare? In questo caso il meglio è prendere ispirazione dal sud della nostra amata penisola e cercare di tenere chiuse porte e finestre abbassando le tapparelle in modo da non far entrare il caldo. Inutile sperare in un "flusso di corrente": l'umidità cittadina è tale che non riesce a crearsi, purtroppo. Diffidate, inoltre, dei brevi scrosci d'acqua in quanto aumentano solo l'umidità, aprite solo se si decide a piovere per almeno 30-60 minuti ed avvertite che l'aria esterna è più fresca. Se ne avete la possibilità economica acquistate un termostato doppio che vi possa indicare la differenza di temperatura tra esterno ed interno.
Lavorate all'esterno e non in ambiente chiuso, che fare?
Il rischio peggiore in questo caso è l'insolazione, che può presentarsi con aumento della temperatura corporea oltre i 38°, mal di testa, nausea, capogiri, confusione, vomito e diarrea. In questo caso la cosa migliore è tenersi una bottiglia/borraccia d'acqua di almeno 1 l/1,5l con i sali minerali dentro (per fare alcuni nomi commerciali Trisal C, Sustenium, Supradin…scegliete quello che ha il sapore migliore per voi) e berlo durante la giornata per reintegrare quanto naturalmente perderete. Non so chi citerò adesso tra mia nonna ed il telegiornale, ma, ovviamente "ricordate di mettere il cappello" quando state per molte ore al sole! In caso di insolazione la cosa migliore da fare è abbassare lentamente la temperatura corporea e reintegrare nel giro di 60 minuti i liquidi e i minerali persi. In caso di vomito il consiglio è di utilizzare dei ghiaccioli, da far sciogliere in bocca, per ridurre il senso di nausea. Se l'integrazione per bocca non dovesse bastare a reintegrare i liquidi nel giro di 60 minuti o la persona perdesse conoscenza l'insolazione diventerebbe un ottimo motivo per accedere in pronto soccorso e contattare il 118!
Parliamo ora del sole.
Viene spesso scordato che il sole non raggiunge la nostra pelle solo quando ci sdraiamo per la tintarella. Sebbene siamo in città dobbiamo iniziare la buona norma di utilizzare la crema solare anche quando usciamo per andare al lavoro, anche se prendiamo la macchina. Questo per preservarla dal rischio di melanoma e altri tumori cutanei. Vi renderete conto, utilizzandola con regolarità, che avvertirete meno caldo, anche perché non permette al calore di accumularsi negli strati cutanei! Mi raccomando: la mattina, prima di uscire, un bello strato di crema solare! Nb sia che siate bianchi, sia che siate neri!
Una precisazione sulla vitamina D: una crema solare sopra i 30 applicata perfettamente può ridurre la produzione di vitamina D di oltre il 95%. Nella pratica raramente si è così perfetti nell'applicarla; in ogni caso basta l'esposizione di piccole quantità di pelle per produrla correttamente. Nulla vieta quindi di lasciare scoperta una piccola parte del corpo durante il tragitto casa-lavoro e di coprirla solo successivamente.
Che fare per l'ambiente domestico?
La risposta dipende molto dalla bontà dei vostri infissi e del vostro tetto. Come dicevo, nella nostra città, abbiamo un importante accumulo di umidità, che è la cosa che peggiora la salubrità degli ambienti domestici. Il vostro scopo preventivo deve essere quello di non farla entrare nei vostri ambienti domestici. Per fare questo il suggerimento è di tenere ben chiuso dalle prime ore del mattino (tra le 8 e le 9 per intenderci) fino almeno a mezz'ora dopo il tramonto (se non di più). Contate che l'asfalto accumula calore che viene rilasciato durante la notte, per questo le città non riescono a rinfrescarsi (si spera che prima o poi si tolga il marciapiede cambiandolo con dell'erba come si progetta in altre città virtuose o che si preparino dei gradini pensili sulle vie strette). Per coloro che hanno la fortuna di vivere in ambienti con più di un'aria ed in piani più alti le finestre devono essere aperte solo negli orari notturni, per gli altri è meglio tenerle aperte per pochissime ore, soprattutto se si tratta di interni cortile. Così come già accennato sugli ambienti lavorativi il consiglio è quello di tenere i climatizzatori in modalità "deumidificatore" affinché rimuovano l'umidità senza effetto freezer. Se avete il climatizzatore evitate di puntarlo direttamente verso la testa del letto, ma più verso altri punti delle stanze e della casa.
In caso di sindromi da condizionatore, che fare?
In caso di contrattura da freddo, anche se avete molto caldo, la cosa migliore è usare la borsa dell'acqua calda, i massaggi con crema all'arnica o altre pomate/cerotti antinfiammatorie ed eventualmente per alcuni giorni, almeno due volte al giorno, utilizzare FANS (come ibuprofene, dicloreum o affini) o paracetamolo (attenzione ai dosaggi, se avete dubbi sul dosaggio massimo chiedete in farmacia al momento dell'acquisto o contattatemi) a seconda delle vostre allergie note. Se non dovesse migliorare entro 3-4 giorni chiamate il vostro mmg per valutare la situazione con una visita!
Per la gestione delle sindromi respiratorie e gastrointestinali si rimanda alla sezione specifica del sito.
I disturbi dell'umore prima e dopo il parto
Innanzitutto, cerchiamo di dare un'idea di cosa sia l'ansia, ossia una risposta a una minaccia o a un pericolo percepito, reale o immaginario, e di cosa sia invece la depressione, cioè un disturbo dell'umore persistente, caratterizzato da tristezza profonda, perdita di interesse (anedonia) e mancanza di energia, che dura almeno due settimane e compromette la capacità di affrontare la vita quotidiana, interferendo con il funzionamento sociale e lavorativo. Attenzione: è importante dare sempre un nome corretto alle cose, ci possono essere normalmente, nella nostra vita, dei periodi di umore scarso e di tristezza, ma in questo caso è importante dire “sono triste” e non “sono depresso”, la depressione è una patologia della sfera psichiatrica che si cura con i farmaci, non basta “darsi un tono, uscire, fare cose” per stare meglio in quanto a livello biochimico ci sono delle carenze.
Una volta chiariti questi aspetti possiamo parlare di quali disturbi possono insorgere nel percorso peri-gravidanza. Si tratta di tutti gli aspetti che possono interferire con il normale funzionamento della persona o che, in ogni caso, possono insorgere a partire dal riscontro di un test di gravidanza positivo fino a 12-18 (c'è chi dice anche 24) mesi dopo il parto. Questo significa che possono colpire: persone di genere femminile, persone di genere maschile, persone che hanno un'interruzione volontaria di gravidanza, persone che hanno un aborto spontaneo e persone che arrivano e superano il parto.
I problemi che possono insorgere in questo periodo sono complessivamente di tipo psichiatrico, uro/ginecologico e immunitario. Oggi intendo concentrarmi sui primi, che possono colpire entrambi i generi.
Ansia in gravidanza
Il disturbo può iniziare già tra il primo e il secondo trimestre con una semplice ansia, che può riguardare pensieri continuativi sulla salute fetale, sulle possibilità economiche, sulle conseguenze lavorative. La persona può ritrovarsi ad avere pensieri continuativi sull'andamento della gravidanza con sbalzi d'umore molto evidenti, facile tendenza al pianto, attacchi di panico e ansia improvvisa.
L'ansia prima del parto può avere tre conseguenze principali:
disturbi della gravidanza con basso peso del neonato alla nascita e parto prematuro (entrambe mettono ə neonatə in pericolo di vita e possono avere conseguenze sulla sua salute successiva ndr)
difficoltà di attaccamento tra madre e neonatə (che può avere conseguenze su tutta la vita della coppia in oggetto)
aumento del rischio di depressione post-parto
La prima cosa da sapere è che l'ansia è uno strumento fisiologico (ossia utile) del nostro corpo: è qualcosa che ci portiamo dietro, che ci aiuta nelle nostre scelte e che ci manda messaggi. Questi messaggi possono essere: questa cosa non fa proprio per te, questo non è il tuo posto, questa cosa potrebbe andare male e devo farla bene, non sono prontə per questo avvenimento. Quando, però, questi pensieri cominciano a focalizzarsi in maniera ossessiva, con ansie anticipatorie o ingigantimento di singole situazioni, fino a compromettere la nostra capacità analitica e di scelta, allora si parla di ansia patologica, che può diventare un disturbo d'ansia generalizzato.
Quando una persona è in gravidanza, questa situazione può far aumentare i livelli di cortisolo in circolo (no, non abbiamo bisogno di controllarli, sappiamo già che ansia=aumento del cortisolo, la sua misura negli esami del sangue è inutile se non per ragioni date da eventuali specialisti endocrinologi, non andate di corsa a controllarla, grazie!), e questo squilibrio può causare effetti negativi sul normale andamento della gravidanza. Cosa possiamo fare? In primis riconoscere il problema e non scambiarlo per "normali fluttuazioni ormonali", soprattutto se abbiamo una storia personale di disturbi dell'umore e d'ansia già trattati in passato. Si può affrontare in due modi principali: psicoterapia (gli attuali studi sono quasi tutti basati su quella cognitivo-comportamentale) e farmacoterapia. Si può iniziare con la psicoterapia, ma non sempre è sufficiente; in tal caso i farmaci sono assolutamente sicuri in gravidanza.
Depressione pre e post-parto
Il disturbo d'ansia può a sua volta essere un fattore di rischio per la depressione sia pre che post-parto. Quest'ultima, per definizione, inizia a manifestarsi sia nel genere femminile che in quello maschile dalle 4 settimane dopo il parto, e il rischio si protrae come dicevo all’inizio, a seconda degli autori, dai 12 ai 24 mesi successivi.
Nelle persone di genere femminile tende tipicamente a manifestarsi con scarso desiderio di relazione con lə neonatə, scarso appetito o eccessi di appetito, continuo desiderio di dormire, scarsa interazione sociale, con compromissione delle normali funzioni.
Nel genere maschile, invece, il vissuto tipico è di rabbia, esclusione/reclusione, abuso di alcol e sostanze, stanchezza anomala, scarso attaccamento allə neonatə o rifiuto dellə suddettə, in alcuni casi anche fuga dalla relazione.
In entrambi i casi la situazione provoca una compromissione della capacità funzionale lavorativa e relazionale, e può compromettere per il resto della vita la relazione genitore-figliə: motivo fondamentale per cui è importante non lasciarsela sfuggire. In questo caso la terapia farmacologica è, a mio parere personale, assolutamente necessaria, per quanto nei casi lievi ed in alcuni casi moderati possa essere tentato un primo approccio con la psicoterapia.
Il rischio percentuale è molto diverso nei due generi: nel genere femminile si registra un 10-15% di ansia (sia pre che post-parto) e un 10-15% pre / 10-20% post di depressione. Per il genere maschile non esistono ancora molti studi, ma le percentuali con diagnosi clinica si attestano su un 3-5% di depressione post-parto; non esistono, nel genere maschile, dati sull'ansia.
Lutto perinatale
Attenzione: questi disturbi possono colpire anche chi vive un lutto perinatale (ossia un aborto spontaneo prima della 20ª settimana, o una natimortalità dopo la 20ª settimana). È una delle esperienze più difficili che possano capitare, e me ne rendo conto, ma è importante che ne sappiate dell'esistenza, quindi, per quanto possa spaventarvi, preferisco citarvelo. Vi sottolineo qui che, per quanto attiene alla natimortalità, attualmente ci sono pareri contrastanti, in medicina e in psicologia, sulla pratica di mostrare ə neonatə decedutə: la cosa più importante è rispettare la scelta personale di chi vive quel lutto. Nessunə può obbligarvi a vedere ə vostrə neonatə natə mortə.
Vi cito infine, per conoscenza, senza dilungarmi:
Tocofobia: paura intensa e irrazionale della gravidanza e del parto, tale da portare a evitare la gravidanza pur desiderandola. Se la situazione è molto grave, prima del parto, si può fare un percorso con passaggio da psichiatri e psicologhe e, se non risolvibile, si può fare un certificato per richiedere il parto cesareo.
Attacchi di panico in epoca perinatale: paura intensa e improvvisa, con palpitazioni, mancanza di fiato e dolore toracico, accompagnata da paura di morire o di perdere il controllo.
Disturbo da parto traumatico o PTSD perinatale: può svilupparsi dopo un'esperienza di parto percepita come traumatica dalla madre, indipendentemente dalla complessità oggettiva. Colpisce il 3-4% delle donne con criteri completi di disturbo da stress post-traumatico, e fino al 30% con sintomi parziali.
Se vi riconoscete in una di queste descrizioni, non esitate a parlarne con ə vostrə medicə di fiducia. Sono disturbi trattabili, e riconoscerli per tempo fa davvero la differenza.
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